Collezione Blotto Baldo

Sono in tutto cinque le opere che Bruno Blotto Baldo volle donare alla Città di Biella nel 1952, in occasione della riapertura del Museo dopo la sua inevitabile chiusura nel periodo bellico. A quell’epoca Bruno Blotto Baldo, industriale tessile biellese, rivestiva già da alcuni anni la carica di Sindaco di Biella e con il suo munifico gesto avrebbe voluto incoraggiare altri privati a seguire il suo esempio: forse non ottenne quanto avrebbe voluto, ma in quegli anni il Museo ricevette da Ludovico Cartotti un Delleani, un Felice Carena e un Pietro Gaudenzi, seguito poi dal gallerista Sergio Colongo che donò un’opera di Francesco Menzio.

Bruno Blotto Baldo fu un grande collezionista. Privilegiò fino alla metà del secolo l’arte ottocentesca, convertendola poi in arte contemporanea. Possedeva numerose opere di Lorenzo Delleani e al Museo volle donare una tavoletta, con una Testa di Ragazzo (s.d.), così come tante altre opere di autori famosi passarono dalla sua collezione, come Antonio Mancini, Federico Zandomeneghi, Giovanni Boldini e Giuseppe Pellizza da Volpedo, ma anche Mario Sironi, Felice Casorati, Giorgio De Chirico e, pure, Renè Magritte.

Di Giuseppe Pellizza da Volpedo, Blotto Baldo volle donare al Museo una piccola opera intitolata Raggio di sole (1890), che ritrae una stanza da letto, in cui la luce del mattino filtra illuminando l’ambiente. Altre tre sono le opere che vengono da lui donate in occasione della riapertura del Museo, inaugurato alla presenza del Presidente Luigi Einaudi: una scultura di Carmelo Cappello, Il ratto (1945), una Marina (1940) di Carlo Carrà e il celebre dipinto di Emilio Longoni, Riflessioni di un affamato (1894).

Per approfondire, si rimanda alle schede delle opere pubblicate in. E. De Biasio, A. Montanera, Bruno Blotto Baldo e la Collezione del Museo del Territorio Biellese, Biella 2011.

La collezione Blotto Baldo