La collezione Lucci

Pittore ispano sardo o ispanico - Angelo annunciante e Vergine annunciata
Pittore ispano sardo o ispanico
Angelo annunciante e Vergine annunciata
olio su tavola
1490-1510 ca.
cm 27,5 x 14,2 ciascun elemento

L’angelo annunciante è ritagliato contro un fondo dorato, ornato a punzone con foglie e fiori. La Vergine gode invece di un’ambientazione maggiormente naturalistica, con inginocchiatoio, libro aperto e sullo sfondo un cielo percorso da nuvolette. Nonostante questa diversità non è dubbia l’originaria appartenenza delle due tavolette, oggi accostate all’interno di una cornice moderna, a un medesimo complesso, come indica l’identità delle misure, degli intagli lignei e della fine punzonatura delle aureole dorate. Verosimilmente esse erano parte di un piccolo polittico, nel quale dovevano occupare l’ordine superiore, forse ai lati di uno scomparto centrale. L’importanza ed il carattere decorativo della cornice ad intaglio, basata sulla ricchezza di trafori e dorature sovrapposti alle tavole dipinte, sono tipici dell’area mediterranea.


Giovanni Fattori - Lancieri a cavallo
Giovanni Fattori (Livorno 1825 – Firenze 1908)
Lancieri a cavallo
olio su tavoletta
1890-1900
cm 23,5 x 36

Il quadro raffigura due lancieri a cavallo, visti di spalle, sullo sfondo di un muro in luce. In primo piano è posta la strada su cui stazionano i lancieri, strada che il muro costeggia in parte interrompendosi poi nettamente in modo da lasciare vedere, all’estrema destra del dipinto, un orizzonte disegnato da lontani rilievi.
Fattori adotta in varie sue opere il tema del soldato o dei soldati a cavallo sullo sfondo di un muro in luce, tema che gli consente di privilegiare l’incastro di macchie con forti contrasti di chiaroscuro.


Giacomo Balla - Linee-forza di paesaggio / Paesaggio + volo di uccelli
Giacomo Balla (Torino 1871 – Roma 1958)
Linee-forza di paesaggio / Paesaggio + volo di uccelli
olio su tela
1925 ca
cm 65 x 100

Il dipinto, strutturato secondo un ordine visivo rigorosamente bidimensionale, è caratterizzato da un complesso incastro di profili curvilinei e dal predominio di tonalità fredde e anti-naturalistiche. L’andamento ritmico della composizione è rafforzato dal rispetto del principio per cui ad ogni interferenza di forma corrisponde una differenziazione di colore. Intorno alla metà degli anni venti Giacomo Balla andava concentrando il suo interesse intorno al tema del paesaggio, nel quadro del programma di “ricostruzione futurista dell’universo” da lui definito già fin dal 1915 nel manifesto omonimo firmato insieme a Fortunato Depero


René Magritte - L'épreuve du sommeil
René Magritte (Lessines, Belgio 1898 – Bruxelles 1967)
L’épreuve du sommeil
olio su tela
1926 ca.
cm 65 x 75

E’ questa una delle prime opere in cui il pittore belga interpreta con linguaggio personale la poetica surrealista, incentrando il suo interesse sul tema del sonno. La testa di una donna sdraiata, con la nuca rivolta verso lo spettatore, è inquadrata da un punto di osservazione molto ravvicinato, che esclude dal campo della rappresentazione il resto del corpo e gli arredi della stanza, fatta eccezione per un drappo bianco i cui panneggi sono posti in secondo piano, in asso con il capo della dormiente.


Paul Klee - Gebärde Eines Antlitzes II
Paul Klee (Münchenbuchsee, Berna 1879 – Muralto, Locarno 1940)
Gebärde Eines Antlitzes II
guazzo su carta
1939
cm 60 x 44.5

La linea è l’elemento strutturale a cui è affidata la costruzione dell’immagine, in questo caso un viso di grandi dimensioni attorniato da altri volti in scala inferiore. I contorni sono semplificati e abbreviati, e paiono obbedire ad una gestualità perentoria, ad una inquieta volontà deformante. La forte tensione espressiva di questo foglio e la presenza monumentale della testa in primo piano consentono di sottolineare la consonanza di questa e di altre opere tarde di Klee non solo con la contemporanea ricerca di Picasso, ma anche con quella di scultori quali Lipchitz, Laurens, Moore, impegnati in una definizione carica di pathos della figura umana.


Salvador Dalì - Dama velata
Salvador Dalì (Figueras, Spagna, 1904-1989)
Dama velata
china su carta
1950 ca.
cm 34 x 24

Salvador Dalì - San Giorgio e il drago
Salvador Dalì (Figueras, Spagna, 1904-1989)
San Giorgio e il drago
china su carta
1950 ca.
cm 34 x 24

Dalla Fine degli anni Quaranta la pittura di Dalì registra con frequenza il ritorno ad iconografie tradizionali e l’abbandono della deformazione allucinatoria della figura umana, degli oggetti e dei paesaggi, che era stata tipica del periodo precedente e che aveva caratterizzato l’intensa e controversa militanza surrealista dell’artista. I due fogli, identici nel supporto, nella tecnica e nelle dimensioni, possono essere legittimamente considerati complementari.
L’ideale cavalleresco caro al pittore si incarna nella figura di un San Giorgio colto nell’atto di trafiggere un drago a due teste, mentre sull’altro foglio la figura femminile velata, collocata in posizione assiale, può essere identificata come la principessa in attesa di essere liberata. Le spire del mostro sono rese con un dinamismo di tragitti, macchie e filamenti, mentre gli elementi secondari del paesaggio sono disposti in entrambi i fogli secondo un rigido allineamento prospettico, ricordo dell’incontro giovanile con la pittura metafisica di Giorgio de Chirico; la figura femminile ripropone in chiave di pura eleganza ritmica il tema caro a René Magritte della donna senza volto, simbolo di un’identità sospesa.


Marc Chagall - Il tamburino
Marc Chagall (Vitebsk, Bielorussia 1887 – Saint-Paul-de-Vence 1985)
Il tamburino
gouache su carta intelata
1950 ca.
cm 69 x 49.5

In parallelo alle opere di formato monumentale, nelle piccole dimensioni dei lavori su carta Marc Chagall ha rielaborato senza soste i temi della sua personale mitografia, dai ricordi d’infanzia nella terra russa alla tradizione ebraica, dal mondo del circo al racconto biblico. In quest’opera i protagonisti consueti delle rievocazioni del paese di origine sono sovrastati dalla presenza dominante della figura del tamburino, in una sintassi compositiva che, come di consueto, contraddice forza di gravità e scala proporzionale. La produzione di gouaches dell’artista russo ammonta a diverse migliaia di esemplari prevalentemente non datati. Le fasi in cui egli ha con maggior frequenza praticato questa tecnica sono gli anni tra il 1910 e il 1914, quelli intorno al 1925 e al 1932 e soprattutto quelli successivi al suo ritorno in Francia dagli Stati Uniti, nel 1948. Le gouaches realizzate in quest’ultimo periodo sono caratterizzate da una presenza più densa e compatta della materia cromatica rispetto alle stesure trasparenti delle fasi antecedenti e dal carattere non improvvisato, ma invece articolato e compiuto dalla composizione.


Joan Mirò - Senza titolo (Figure biomorfiche ed astrali)
Joan Mirò (Montroig, Spagna 1893-Palma di Majorca 1983)
Senza titolo (Figure biomorfiche ed astrali)
tempera e guache su carta
1950 ca.
34,5 x 44,5

Quest’opera su carta, firmata ma non datata, risale con buona probabilità al periodo trascorso dall’artista a Barcellona tra il 1942 e il 1956, durante il quale egli a più riprese si dedicò ai cicli di lavori su carta. L’opera si incentra sulla relazione tra le due figure affrontate, ma anche sul contrasto tra la pulizia delle linee e la ruvidezza appena accennata del supporto, tra le campiture cromatiche nettamente ritagliate e i confini incerti delle macchie di colore sospese tra le singole forme, poiché la sperimentazione messa in atto da Mirò in questa fase del suo percorso si traduce non solo in elaborazione di immagini, ma anche in ricerca materica, in piena assonanza con gli esiti più aggiornati della pittura coeva negli Stati Uniti e in Europa.