Piero Bora

Piero Bora, Autoritratto, matita, 1933

Piero Bora, Autoritratto, matita, 1933

LA VITA*

Piero Bora nasce a Biella il 25 agosto 1910, primogenito di una onesta famiglia di lavoratori del ceto medio. Suo padre, Luigi Bora, è un dirigente delle Ferrovie Elettriche Biellesi (FEB), la madre, Pierina Conti, è una donna di casa, dolce e sempre umilmente in ombra. Il ragazzo frequenta le scuole elementari presso l’Istituto ‘Lamarmora’ gestito dai Fratelli delle Scuole cristiane di Biella. All’età di 7 anni, nel corso del primo conflitto mondiale, Piero partecipa ad un concorso di disegno patriottico a premi bandito tra gli alunni della sua classe e ottiene un diploma di merito, che sembra anticipare il suo destino. Nel 1918 difatti, “sulla capocchia di una scatola di reticella, di un diametro di pochi centimetri, abbozza minuziosamente e puntualmente la testa di una sibilla di Michelangelo” (Carluccio, 1965, p. 15), segnale di quella che sarà poi la sua grande passione: la pittura.

Nonostante venga avviato dal padre agli studi tecnici continua a dipingere; è del 1926 il suo primo autoritratto ad olio che rivela le sue potenzialità pittoriche. Nel 1928 tronca gli studi in corso e, per seguire le proprie aspirazioni, viene affidato dal padre al prof. Oreste Delpiano, un pittore noto a Biella, ricercato soprattutto come decoratore. Nell’estate, con Tempia, Casolati e Bertagnolio, apre uno studio in via Arnulfo, nell’ex chiostro di Sant’Antonio, che poi lascerà agli amici. Ma l’avvenimento più importante dell’anno è la decisione assunta dalla famiglia di consentirgli la prosecuzione degli studi all’Accademia Albertina. Qualche mese dopo si trasferisce a Torino dove risiederà per circa otto anni in una pensioncina di via San Secondo.

L’anno seguente, d’accordo con la famiglia, Piero prende una decisione di importanza propedeutica: frequentare il Liceo Artistico prima di accedere all’Accademia. Intanto tra l’ottobre e il novembre del 1930 si presenta il problema delle lezioni e delle esercitazioni pre-militari istituite dal fascismo. Tra un corso e l’altro Piero Bora deve affrontare temi di non poco peso riguardanti il funzionamento delle armi e i regolamenti militari, ai quali non può sottrarsi, “altrimenti – scriverà al padre – dopo 3 assenze, annullano il corso”. Piero è alle prese con l’iscrizione al fascio, non è contrario al regime e sa che la tessera serve per proseguire gli studi. Ne parla, comunque, come di un inghippo, un fastidio, una seccatura. Numerosi sono i dipinti realizzati nel corso dell’anno, molti dei quali appaiono caratterizzati da un’agitazione pittorica di segno vangoghiano: mossa, post impressionista, moderna. Nel 1932 entra all’Accademia Albertina, sotto la tutela didattica del prof. Casanova. A maggio viene invitato a presentare tre lavori alla Promotrice di Torino. In dicembre Germano Caschi gli propone di collaborare alla realizzazione di una sua opera letteraria, I misteri gaudiosi, che sarà rappresentata ad Oropa.

Nonostante sia diventato quasi torinese, non trascura i contatti con Biella e si tiene informato su tutto quel che accade, specialmente quando si tratta di avvenimenti culturali ed artistici. In marzo va alla Biennale di Venezia per arricchire il proprio bagaglio di conoscenze visive e teoriche. La massima organizzazione promotrice dell’arte sta subendo un processo di accelerata fascistizzazione. Nel gennaio 1934, contemporaneamente all’impegno accademico, inizia a frequentare un corso di allievi ufficiali. Sino a questo momento Piero è riuscito a sottrarsi all’obbligo di leva in quanto studente, ora cerca di non interrompere gli studi all’Albertina, accollandosi anche quest’altra incombenza. Trova il tempo di partecipare a un concorso per un quadro dedicato ai martiri fascisti indetto dal gruppo Scaraglio di Torino e vince. A luglio, edito dalla succursale di Biella della Società Trasporti Fratelli Gondrand, appare in edicola Il Biellese turistico, la cui copertina riproduce una bella immagine realizzata dall’artista. In dicembre è tra i concorrenti ad un’iniziativa promossa dal giornale “La Stampa” per la realizzazione di una scultura di neve. Viene citato per il suo “Michelangelo con la Basilica di San Pietro in mano a braccetto con l’ideatore di via Roma nuova”. Nello stesso mese partecipa, su invito del Casanova, al restauro degli affreschi della Chiesa della Consolata di Torino. Nel 1935 Piero invia alla Gilera (un’azienda produttrice di motociclette) di Milano alcuni bozzetti che dovranno servire a reclamizzare i prodotti della committente in occasione della Fiera di Milano. I bozzetti piacciono e vengono accettati. A fine gennaio viene ammesso ai prelittorali della cultura e dell’arte. È presente anche nella sezione Manifesto di propaganda aviatoria dove si classificherà al primo posto. Inizia a studiare incisione e xilografia sotto la guida del prof. Marcello Boglione. Nel 1936 completa gli studi accademici.

A febbraio pensa di aprire uno studio a Torino, di trovare un lavoro presso qualche pubblicitario per “guadagnarsi di che vivere”. In aprile viene chiamato da prof. Nino Rojetto di Torino a decorare alcuni mobili. Anno particolarmente intenso, Piero realizza bozzetti per manifesti pubblicitari e copertine per riviste e partecipa, in dicembre, alla I Mostra dei Giovani Artisti Biellesi promossa dalla sezione cittadina dell’Istituto Fascista di Cultura nella sede del Museo Civico di Biella.

Ottenuta la promozione a sottotenente, Piero Bora viene a casa in licenza e a marzo, con il collega Casolati (scultore), apre a Biella, in via San Filippo 5, un nuovo studio- laboratorio, Arcadia, che si occuperà di arti decorative e pubblicitarie; vale a dire, come egli stesso scriverà:
“allestimento vetrine con o senza abbonamento; ambientazione, decorazione, arredamento e plastici; allestimento e organizzazione di stands per mostre ed esposizioni; qualsiasi altro disegno e lavoro artistico e pubblicitario”.

Dal 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra a fianco della Germania e del Giappone: Bora viene richiamato nei primi giorni di novembre e deve presentarsi prima di Natale al suo reparto, il 28° Reggimento di Artiglieria, destinato alla Grecia.

Il 17 febbraio 1941 cade colpito a morte dallo scoppio di una granata. Sarà il primo caduto biellese in guerra. Il 10 marzo sul Popolo Biellese” appare questo annuncio:’L’eroica morte sul fronte greco del sottotenente Piero Bora’. Toccherà all’amico Pippo Pozzi, alcuni giorni dopo, cercare il suo corpo. Ma riuscirà a trovare soltanto un elmetto squarciato e una fossa con una croce senza nome.

*Collezione Piero Bora. Pubblicità e grafica anni ’30 a Biella, a cura di Vittorio Natale, Biella 1997, pp.17-19