Il rinascimento nel Biellese

Bernardino Lanino e collaboratore - Crocifissione
Bernardino Lanino e collaboratore
Crocifissione
olio su tavola
1550 ca.
Biella – Chiesa di San Sebastiano

Il dipinto rappresenta un soggetto molto diffuso: Gesù Cristo in croce e, ai piedi, la Vergine, la Maddalena e San Giovanni, che i Vangeli riportano come effettivamente presenti, con altri santi e i committenti del quadro.
In questa opera, in particolare, si trovano alla sinistra Santo Stefano con un donatore, in ginocchio, e accanto alla croce la Vergine. La Maddalena è inginocchiata di schiena ai piedi della croce, in primo piano. A destra compaiono San Giovanni Battista in atto di presentare una donatrice, accanto a lui in ginocchio, e San Giovanni. Sullo sfondo si apre un paesaggio agreste con monti.
Si propone la possibile identificazione dei due donatori con i membri della casa Ferrero, promotrice del complesso di San Sebastiano: Filiberto Ferrero Fieschi, nipote di Sebastiano Ferrero, e la seconda moglie Camilla Sforza.

La tavola, tra Ottocento e Novecento, fu attribuita a Gaudenzio Ferrari; Alessandro Roccavilla la citava invece come “opera notevole” attribuibile al Lanino. Più recentemente e in concomitanza con la revisione critica delle opere del pittore, l’autografia del Lanino, pur generalmente accettata, ha suscitato negli studiosi perplessità legate alla cromia insolita e alla scarsa omogeneità, tanto da far supporre l’intervento di un collaboratore, identificabile con tutta probabilità con Boniforte Oldoni.
Stilisticamente, la Crocifissione è accostabile alle opere datate ed eseguite da Lanino tra fine del sesto e inizio del settimo decennio del Cinquecento.

L’opera proviene dalla Chiesa di San Sebastiano di Biella, dove ornava l’altare della terza cappella a sinistra. Nel 1971 si trovava nella sacrestia della chiesa, in uno stato di conservazione molto precario; dopo il restauro, realizzato nel 1975 ad opera di Guido Fiume le fu trovata una nuova collocazione presso il Museo Civico di Biella.

Resta da chiarire quanto certi tratti più conservatori, più semplificati nella Crocifissione siano da imputarsi ad un eventuale collaboratore, oppure ad un adeguamento di Bernardino ai gusti e al clima culturale locale. Di grande valore e importanza, la tavola costituisce all’interno del Museo una testimonianza di primario interesse della fortuna ottenuta dal Lanino in territorio biellese e presso la committenza nobiliare in particolare.


Boniforte Oldoni - Storie della vita di Maria e Gesù
Boniforte Oldoni
Storie della vita di Maria e Gesù (dettaglio)
olio su tavola
1568-1578 ca.
Biella – Chiesa di San Sebastiano

La predella, di cui la foto rappresenta la parte centrale, risultava assemblata nel 1905 alla tavola della Crocifissione di Bernardino Lanino e conservata nella chiesa di San Sebastiano di Biella.
I critici ritengono, comunque, che il legame tra le due opere sia stato motivato da una convivenza datata e dall’ubicazione comune, in quanto non esistono collegamenti stilistici né iconografici tra la tavola e la predella.
Per quanto riguarda l’autore, si ritengono inaccettabili le attribuzioni a Gaudenzio Ferrari e a Bernardino Lanino, mentre la critica più recente è quasi concorde nel riconoscere la mano di Boniforte Oldoni nella sua fase tarda, tra il 1568 e il 1578, periodo in cui, tra l’altro, il pittore risulta attivo nel Biellese.

L’opera è stata resturata nel 1975 e quindi è pervenuta al Museo Civico.


Gerolamo Giovenone - Compianto sul Cristo morto
Gerolamo Giovenone
Compianto sul Cristo morto
olio su tavola
1520 ca.

Il corpo di Cristo morto è contornato da tre figure inginocchiate, San Giovanni Evangelista, la Vergine e la Maddalena, più dietro, in piedi, sono raffigurati Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea e infine, a destra, in atteggiamento dolente, le tre Marie. Sullo sfondo la città di Gerusalemme, cinta da mura, è posta al di là di due alture, una delle quali mostra le tre croci ormai vuote.
L’opera, che faceva parte della Collezione Masserano, donata alla Scuola Professionale nel 1896, fu esposta nel 1939 a Torino alla mostra Gotico e Rinascimento e trovò poi collocazione nella Cappella dell’Assunzione nella chiesa di Sebastiano: soltanto nel 1950, in previsione del rinnovamento degli spazi espositivi, tornò in Museo. Attribuita originariamente a Defendente Ferrari, fu avvicinata al nome di Gerolamo Giovenone da Vittorio Viale e datata al primo quarto del Cinquecento.