Tra XVII e XVIII secolo

Anselmo Allasina - Madonna con Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano
Anselmo Allasina
Madonna con Bambino tra i Santi Rocco e Sebastiano
affresco staccato
1611
Cossila – casa Marchisio-Coda

Originariamente collocato sulla parete di una casa privata di Cossila, l’affresco fu staccato al momento della demolizione dell’edificio e riposto in un magazzino attiguo. Nel 1986 il proprietario lo volle donare alla Città di Biella, che si fece carico dell’intervento di restauro per l’erigendo Museo del Territorio Biellese. La Madonna, seduta, indossa una veste dorata ed un manto azzurro spento a rovescio giallo e tiene sulle ginocchia il Bambino benedicente; ai lati San Sebastiano, addossato ad un albero, riconoscibile dalle frecce del martirio e San Rocco, che mostra la ferita sulla gamba, accompagnato, come vuole la tradizione, dal cagnolino.
Quest’opera testimonia l’attività del pittore valsesiano Anselmo Allasina, attivo a Biella per quarant’anni, a partire dal 1605, autore di opere che ancora oggi possiamo ammirare nelle chiese parrocchiali di Cossila San Grato e di Ronco. Nell’affresco qui esposto emerge una certa dipendenza stilistica da Boniforte Oldoni e da altri seguaci laniniani tardo cinquecenteschi che l’Allasina si trovò forse a riproporre su richiesta della committenza.


Ambito piemontese - Madonna
Ambito piemontese
Madonna
olio su tela
prima metà XVIII secolo
cm 73,5 x 55 (senza cornice)
cm 156 x 160 x 27 (con cornice)
Biella – Ospizio della Carità

La Madonna è presentata a mezzo busto su fondo scuro, lo sguardo rivolto in basso e le mani incrociate sul petto; porta una tunica rosa con un velo dorato e un manto azzurro.
L’analisi stilistica restituisce l’opera all’ambito piemontese, ad un artista che si ispirò ai modelli classici di Carlo Maratta.

La cornice, databile alla fine del XVII sec. e originariamente contenente uno specchio, apparteneva, come denota lo stemma, alla famiglia Dal Pozzo della Cisterna. Nel 1735 fu donata all’Ospizio di Carità di Biella, nei cui inventari compare dal 1788 ad ornamento di una Vergine della Mercede.


Pittore lombardo del XVII secolo - Estasi di San Francesco
Pittore lombardo del XVII secolo
Estasi di San Francesco
olio su tela

Proveniente dalla collezione di Giuseppe Masserano, donata nel 1896 all’Istituto Professionale “Q. Sella”, che all’epoca aveva sede proprio presso il Chiostro di San Sebastiano, la tela raffigurante San Francesco in estasi ripropone un’iconografia molto diffusa in area lombarda all’epoca della Controriforma. La tela che oggi presenta un inscurimento della vernice originaria, risulta poco leggibile in alcune parti. San Francesco, che indossa il saio in tela grezza, è raffigurato a mezza figura, con le mani giunte e il capo riverso all’indietro, apparentemente privo di sensi, alle sue spalle un angelo con le ali dispiegate lo sorregge. Già attribuito erroneamente a Guido Reni, si ritiene possa essere una copia di un originale del Morazzone, risalente alla prima metà del XVII secolo. L’opera del Museo del Territorio Biellese è testimone di una diffusa iconografia, che si ritrova anche in opere di Francesco Cairo, che con essa condivide l’impostazione ombrosa, improntata alla visione ascetica della religiosità tipica dell’epoca dei Borromeo. All’epoca del Concilio di Trento, convocato nel 1545 per tentare una ricomposizione tra cattolici e protestanti, si diede avvio all’elaborazione della nuova ideologia della Chiesa romana che, con la sua Controriforma, dava una risposta alla Riforma proposta dai protestanti. Il Concilio di Trento dettò norme anche per la produzione artistica commissionata dalla Chiesa: maggior rispetto delle fonti, bando alle invenzioni gratuite e alle immagini di nudi. La Controriforma determinò una radicale svolta dei tempi, che finì per influenzare l’arte ben al di là delle indicazioni precettistiche date. Quel clima di gioiosa eleganza e di sensuale bellezza, che si era respirato per tutto il periodo del Rinascimento, era tramontato, per lasciare posto a un nuovo clima di rigore morale.
L’opera della collezione Masserano figurava in un elenco di più di sessanta dipinti “di classici pennelli” che “dopo la morte di mia moglie – secondo la volontà del Cav. Giuseppe Masserano – li quadri sopra tavole e tele […] spetteranno alla Scuola Professionale con l’obbligo però di esporli in luogo pubblico e di ricordare la mia memoria con qualche iscrizione”, così si legge nel testamento olografo del Cavalier Giuseppe Masserano: il documento scritto poco tempo prima, di suo, riporta chiaramente la volontà del collezionista che poco più di un secolo fa, fu tra i primi biellesi a donare una raccolta di opere d’arte con esplicita finalità di pubblico godimento.